Siamo sul punto di riagganciare Florin. Ho saputo con certezza qual è la strada dove si mette sempre a chiedere un po’ di soldi; inoltre c’è un’amica, che lavora lì vicino, che mi avvertirà appena lo vedrà. Non so ancora bene cosa gli offrirò allora per convincerlo a seguirmi alla Tenda; spero proprio di rioscirci, perchè solo se dormirà lì, potrò far venire la mamma ad incontrarlo. Intanto la mamma mi sta chiamando ogni giorno, nella speranza di avere qualche notizia; e insieme con lei, anch’io vivo questa attesa come si trattasse di una persona di famiglia. In ogni caso, sono certa che stiamo sulla strada giusta, sia nella realtà, sia in senso metaforico.
Alti e bassi
Le vicende degli amici della Tenda oscillano tra alti e bassi, tra successi e sconfitte, che ti entusiasmano e ti scoraggiano. Vorresti spesso mollare tutto, per non sentirti così impotente e inadeguata, poi intravvedi il sorriso di Dio e riprendi a camminare, convinta che c’è Qualcuno che ti porta per mano.
Non siamo ancora riusciti a far pagare a Sher quanto dovuto dal suo datore di lavoro. Il furto degli animali, avvenuto effettivamente proprio il giorno prima dell’incontro programmato per il pagamento, ha portato turbamento e difficoltà; nonostante le promesse, non c’è la reale volontà di saldare il debito. C’è però in noi la determinazione a non lasciar perdere. Sher ha assoluto bisogno di quei soldi e soprattutto è un suo diritto.
La ricerca dei genitori di Florin, affidata ad una lettera spedita circa dieci giorni fa in Romania, ha dato ottimi risultati. L’altro ieri mi ha chiamato la mamma, che in realtà lavora in Italia, emozionatissima perchè da molti mesi cercava il figlio, che si era allontanato da casa senza dar più notizie di sè. Mi ha chiarito molti aspetti delle problematiche di Florin ed ora aspetta solo il momento di incontrarlo. Il problema è che noi in questo momento non sappiamo dove dorme il ragazzo. Ogni tanto viene a mangiare alla Memsa, ma da qualche giorno non l’abbiamo più visto. Ora ci metteremo alla sua ricerca e sono convinta che lo ritroveremo. poi decideremo qual è la cosa migliore da fare per lui. Intanto ringrazio Dio che ci dà segni chiarissimi della Sua compagnia sulle nostre strade.
Furto?
O è una strana coincidenza o è un’invenzione per non pagare quanto dovuto. Lunedì mattina l’ex-datore di lavoro di Sher mi telefona per rimandare il nostro incontro a data da destinarsi. Motivo: il furto delle poche bestie, che rimanevano ancora nella fattoria che lui stava per chiudere. Sono rimasta sconcertata per la coincidenza del furto notturno col nostro incontro di qualche ora dopo, o meglio, per dirla tutta, non sono riuscita a capire il rapporto tra questo evento e il pagamento a Sher del suo lavoro. Se il nostro incontro fosse stato rimandato all’indomani, poteva ancora andar bene, ma lasciare tutto così nel vago proprio non mi è andato giù. Sospettano forse di Sher? E se fosse tutta una montatura? Su questo mio dubbio sto in verità raccogliendo informazioni; in ogni caso, la settimana prossima mi presenterò insieme con Sher a chiedere il pagamento; voglio proprio vedere come va a finire questa storia.
Stamattina ho contattato i servizi sociali per Nicola, il barbone della stazione. Mi sono resa conto che, come temevo, il problema è complesso, e quelli che certamente non gli mancano sono proprio i soldi. Ora gli assistenti lo chiameranno, nella speranza di aprire una breccia nel muro del suo degrado. A me sembra che una persona così ha un disperato bisogno di affetto, ma per questo occorrono persone speciali, che abbiano tempo e cuore. Dove sono? Perchè Dio non me le fa incontrare? Cosa posso fare io per rintracciarle?
Il nome
Si chiama Nicola ed è un barbone di circa sessant’anni che dorme nei pressi della stazione. L’ho incontrato ieri e, pur avendo ampia conoscenza delle situazioni di disagio e di degrado, da quando l’ho visto mi riesce difficile non pensare a lui. Stava a terra, disteso sul marciapiede, ubriaco alle due del pomeriggio, bagnato da capo a piedi e non perchè pioveva. Con me si è avvicinato a lui un uomo che lo conosceva e lo ha chiamato per nome, invitandolo ad alzarsi. Ha solo borbottato qualcosa in risposta, rimanendo a terra con gli occhi chiusi, mentre si è alzato con una certa prontezza appena gli ho ripetuto l’invito io. Probabilmente lo ha scosso la voce di donna, anche se sconosciuta. Ripetendo a voce alta di non toccarlo, di non accarezzarlo sul viso, si è seduto a poca distanza, in compagnia del suo bicchiere di vino. Era un modo per dirci: seguitemi? Mi sono invece dovuta allontanare, consapevole della mia impossibilità a fare altro. Non riesco però e non voglio dimenticarlo. Ormai ha un nome e quando li conosco col loro nome entrano di diritto nella mia vita. Non so ancora se riuscirò a far qualcosa per Nicola, ma di sicuro ci proverò.
Coraggio!
E’ una parola che mi risuona spesso nella mente, in questi ultimi tempi; sembra quasi che qualcuno me la ripeta, ora che il mio sguardo si fa più attento e mi rendo conto che si dovrebbe far tanto e si opera invece poco e male, a causa delle nostre miserie umane. In realtà, davanti alle difficoltà, sento una forza ancora più viva, che mi spinge a cercare altre strade, a tentare altri contatti; sperimento insomma che ciò che a prima vista è fallimento, è negatività può trasformarsi in nuova energia, in sentieri inesplorati. E questo ti dà una gioia profonda.
Mi vengono, per esempio, alla mente molti motivi per scoraggiarsi. La persona presso cui lavorava Sher prende tempo, ora che io gli ho ricordato che Sher ha diritto ad essere pagato per il lavoro svolto: ha detto che ci possiamo incontrare con lui in un orario impossibile, alle quattordici di lunedì. Se sperava che a quell’ora non mi sarei mossa, si è sbagliato di grosso. Accompagnerò Sher, ancora più determinata.
L’altro che sembra voler mettere bastoni tra le ruote è l’ispettore della Questura, che sembrava disponibile ad aiutare Patrick, ma che mi rimanda di dieci giorni in dieci giorni, ogni volta inventando un documento nuovo da farmi portare. Io allora, olimpica, sorrido e assicuro che tra dieci giorni tornerò. Stiamo andando avanti così da quasi tre mesi; avremo alla fine il permesso do soggiorno per Patrick?
E’ tornato
Proprio così: Sher è ritornato! Una telefonata dalla Tenda mi ha avvertito e immediatamente sono andata a vederlo, oltre che a restituirgli le sue carte. Mi ha raccontato di essere stato fermato, mentre stava con degli amici, e lui, dati i suoi precedenti, è stato arrestato. Lo hanno trattenuto finchè non hanno sistemato e definitivamente risolto la sua posizione davanti alla legge. Ora è completamente libero. Spero che il suo racconto sia vero e che possa riprendere a lavorare. Dove lavorava prima hanno già detto di no, ma presto lo accompagnerò da loro, perchè deve ancora essere pagato, e chissà che non ci ripensino. Lui ha detto che i soldi non lo interessano, ma quello che gli è dovuto lo deve avere. Io continuo a vederlo una persona che meriterebbe di più e che avrebbe solo bisogno di amici veri.
Continua la ricerca di lavoro per Nadia: una speranza presentatasi tre giorni fa è andata in fumo, ora le è stata offerta un’altra possibilità. Speriamo bene, anche se sto cominciando a capire che il suo carattere poco risoluto le rende le cose difficili, sia nella ricerca del lavoro, sia anche nel rapporto con Vladimir, che evidentemente non ha mai saputo tenere sotto controllo.
Scomparso
Sher Singh è scomparso nel nulla. Dopo quasi un mese che non ha più fatto ritorno dove lavorava, ho ritirato ieri dal suo datore di lavoro il suo passaporto e varie carte che ha lasciato in un borsone. Ho cercato in queste carte qualche elemento utile per capire che fine possa aver fatto; ho invece scoperto una persona molto precisa, inizialmente molto ben inserita, con un buon lavoro, poi scesa sempre più in basso, fino al carcere e, in un secondo momento, al soggiorno obbligato, da cui forse si è allontanato arbitrariamente, finchè non è capitato alcuni mesi fa tra noi. A questo punto le ipotesi più probabili sono: o che lo hanno arrestato di nuovo (di questo penso non sia difficile accertarsi) o che è rientrato in un giro di microcriminalità, volente o nolente, o che addirittura sia morto. La cosa strana è che ha abbandonato, lui così attento a conservare le sue carte, il passaporto. Per fortuna ho trovato l’indirizzo della sua famiglia, in India; appena qualcuno mi aiuterà a scrivere in inglese, chiederò a loro se hanno notizie del figlio. Vero è che Sher mi aveva detto più volte che, avendo perso la mamma a otto mesi di età, s’aspettava che io lo trattassi come mio figlio. Dunque desidero e anche debbo sapere cosa è successo di lui.
Oggi siamo andati, insieme con Nadia, da una signora per cercare di risolvere, col lavoro di badante, il problema suo personale e quello di Nadia; non era però la soluzione giusta per nessuna delle due, dunque Nadia rimane per ora dalle suore. Abbiamo comunque conosciuto, in questa circostanza, altre situazioni di disagio e altre persone che con coraggio portano avanti una vita molto difficile. Mi sono detta che, forse, il perchè di sofferenze senza speranza di guarigione, come quelle della signora, sta proprio nell’attivare energie che non pensavamo di avere, nel far incontrare persone positive e forti che pensavamo non esistessero più, nel farci toccare con mano la precarietà del nostro esistere e la necessità di affidarci nelle mani di un Dio padre . . . . . Riesco così quasi a toccare con mano, in queste circostanze, un Dio che ci sorride.
Dov’è la verità?
Ti raccontano ogni tanto, alla Tenda, delle storie personali piuttosto strane, ai limiti della credibilità; le potresti pensare frutto di una mente malata, se non te le raccontassero persone che, in modo chiaro, malate non sono; allora pensi che in linea di massima quello che dicono è vero, il problema è che probabilmente ti dicono solo alcune verità, mentre tacciono su altre. Ecco perchè la storia ti sembra poco credibile. Allora nasce la voglia di saperne di più.
Abbiamo parlato, Rosaria ed io, con Ciro, un signore molto dignitoso che da circa due mesi dorme alla Tenda. Ha cinquantotto anni, ha lavorato in ambiti diversi grazie al suo diploma, ma ora non lavora nè ha altre forme di sostentamento. Ha problemi di salute, soprattutto alle gambe, ma dopo vari ricoveri ospedalieri ne sa meno di prima. Ha lasciato la famiglia, non sopportando le liti con la moglie, ma sono rimasti in buoni rapporti. Dice che, se avesse anche solo un piccolo assegno di invalidità, tornerebbe a casa; attualmente teme che la sua precaria posizione economica possa danneggiare il buon nome delle figlie. Ci sono di sicuro molte cose non dette in questo racconto; ha tuttavia promesso che ci farà avere tutti i suoi documenti sanitari, così da cominciare a decifrare qualcosa; intanto cercherò altre fonti di informazione.
E’ strana la sofferenza di quest’uomo: è una sofferenza silenziosa, riservata, a cui ti accosti in punta di piedi, con rispetto. Vorresti almeno far tornare il sorriso su quel volto che è troppo serio. Riuscirò a far qualcosa? Sono sicura però che coglierà il sorriso di Dio dietro il nostro interessamento e questo lo renderà contento.
Rientro
Ho rimesso piede alla Mensa, dopo alcuni giorni di lontananza, e l’impressione che ho provato, vedendo quella quarantina di persone sedute ai tavoli, è stata, come già altre volte, di freddo, di distanza, come di fuoco spento. Nel salone non si sentono voci, le persone, chiuse nei loro giacconi scuri, non si guardano neanche intorno; sorridono solo alcuni, incrociando il mio sguardo. Difficile, in situazioni del genere, cogliere il sorriso di Dio; l’unica possibilità che vedo è quella di salutarli con cordialità, sperando che comprendano la nostra impotenza a fare di più.
In verità, un sorriso sono riuscita a strapparlo, ma solo un sorriso, a Florin. Da qualche mese non lo vedevo e non l’ho neanche riconosciuto subito, perchè, invece della solita bandana, aveva capelli spettinati fin sugli occhi. Quando mi ha detto che dormiva per strada, l’ho invitato a dormire alla Tenda, ma lui sorridendo ha gentilmente rifiutato e si è subito allontanato. Cosa posso fare per lui, se lui non vuole e soprattutto se lui vive in una realtà tutta sua? Andrebbe curato in centri specializzati per questi problemi, ma questo è davvero un sogno.
Ancora mister. Ieri sera mi ha chiamato la persona, presso la quale accompagnai per lavoro l’indiano Sher; mi ha detto che da tre giorni Sher, che si era fatto portare con la macchina in città per alcuni servizi, non li aveva più richiamati, come invece aveva assicurato. Non era neanche stato pagato per il lavoro fatto, perciò non sapevano cosa pensare. Effettivamente è una sparizione strana, poichè non si è neppure preoccupato di ritirare i documenti, rimasti appunto là dove stava lavorando. Cosa sarà successo?
Chi la dura, la vince
Ho rivisto Violetta e ancora una volta si è portata con sè un pezzetto del mio cuore. E’ stata lei a vedermi per prima e a salutarmi, ieri sera, alla mensa; mi sorrideva, convinta che sarei stata felice di rivederla, ed era davvero così. Le ho parlato un po’ di più ed ho saputo che l’uomo che l’accompagna non è il nonno, ma il padre, che abitano a una distanza di circa dieci chilometri e prendono il treno per tornarsene a casa, che lei è la più piccola di quattordici figli ed ha nove anni. Ti stringe il cuore pensarla sulla strada, a chiedere l’elemosina, ma penso proprio che per lei non possiamo far nulla, se non sorriderle per farci perdonare.
Ancora ieri sera ho dovuto puntare i piedi con Ivan: uscito dall’ospedale dopo l’intervento all’occhio, non voleva accettare di dover usare un collirio, che fra l’altro non aveva. Solo dopo una mezz’ora di mie insistenze, ha acconsentito a venire stamattina a ritirare la medicina. All’ora fissata, però, non c’era; al cellulare mi ha detto che stava ancora dormendo. Finalmente dopo un po’ è arrivato e ho potuto dargli il collirio. A quel punto, forse per ringraziarmi, mi ha affidato il suo passaporto (è il terzo che conservo).
Per Patrick ulteriori complicazioni burocratiche, che rallentano ancora di più la sua regolarizzazione. E’ incredibile come le persone a cui sei costretta a rivolgerti, davanti alle situazioni difficili, invece di semplificare, complichino ancora di più le cose. Non riescono a mettersi dal punto di vista di chi ha il problema o sperano di scoraggiarlo e farlo desistere? Se è vera la seconda ipotesi, con me sbagliano di grosso: più le cose sono difficili, più non mi arrendo.
Novità per Nadia: è stata nuovamente picchiata da Vladimir, è tornata a chiedere aiuto da noi, questa volta determinata a non accettarlo più come compagno; a giorni sarà nuovamente accolta dalle suore e forse questa volta riuscirà a riprendersi la sua vita.