Scorre senza particolari eventi la vita alla Mensa in questo periodo, ma non per questo è meno coinvolgente:anzi, la mancanz di fatti eclatanti ti rende più attenta alle piccole cose.
Una scena, ieri sera, avrebbe meritato di essere ripresa: mentre scendevo i gradini che portano ai locali della mensa, nel piccolo spazio antistante erano seduti, chi per terra, chi sul muretto, alcuni ospiti. Quando mi hanno vista, si sono levate voci rumorose di saluto, fra cui spiccava quella di uno, molto malmesso, che, con grande entusiasmo e in un linguaggio che si sforzava di rendere italiano, mi augurava il benvenuto. Ma non ero io che dovevo augurarlo a loro? Volevano farmi sentire che, anche nella loro povertà, non avevano dimenticato la cavalleria nei confronti delle donne? Li ho ringraziati con un ampio sorriso, consapevole sempre più che fra noi chi dona più e meglio sono loro.
Annoto qui di sfuggita che di Sher, da tempo, non abbiamo più notizie; il suo passaporto è rimasto da me e il pagamento del lavoro da lui svolto nelle tasche dell suo datore di lavoro: Nadia sta sempre dalle suore, mentre Vladimir gira per la cittù, libero e indisturbato. Nina non è venuta all’appuntamento, l’altra sera, nè mi ha dato sue notizie. Pawel ha deciso di ritornare in Polonia, ma ha bisogno di aiuto, perchè senza soldi e senza documenti. Ivan aspetta la chiamata per l’intervento all’altro occhio. E’, infine, arrivato alla Tenda un giovane delle nostre parti, con tanti problemi di salute, scarsamente curabili, che mi diceva ieri con molta naturalezza che non sa se arriverà vivo a Natale. Come essergli compagni di viaggio?