Una trappola
Qualche tempo fa intitolavo un mio articolo “Alcol, rifugio dei senzatetto”. Oggi tocco sempre più con mano che quello che sembra un rifugio diventa ben presto una trappola e non c’è più modo di venirne fuori.
E’ il caso di Nadia, è il caso di Nina. Ieri suor Rita, che ospita Nadia, dimessa lunedì dall’ospedale, mi informa, confusa e turbata, che la ragazza è riuscita ad ubriacarsi, andando a prendere del vino nella loro cucina, cosa fino ad ora mai neppure tentata. Quando sono andata a vederla, Nadia era in condizioni penose e l’unico suo desiderio era di telefonare a Vladimir, l’uomo che l’ha brutalmente picchiata. Ha raccontato di avere un gran male al cuore, quando ha deciso di bere, senza rendersi conto che così si giocava tutta la sua credibilità. Ora se ne dispiace e continua a ringraziarci, ma non sappiamo proprio più cosa fare.
Quanto a Nina, dopo un periodo di silenzio e di assenza dalla Mensa, stasera mi chiede aiuto per telefono. Era così ubriaca che non capiva quasi nulla di ciò che le dicevo. Le ho dato appuntamento per sabato, ma anche con lei non so più cosa fare: Ha già provato col SERT, ma da sola non ce la può fare. Servirebbe un punto di riferimnto e di sostegno per donne come Nadia e Nina, ma non so dove lo si possa trovare. Ci verrà un aiuto da Dio? Solo su Lui possiamo contare.