Inizio di un’esperienza

Ho iniziato da alcuni mesi un cammino di condivisione con i più poveri tra i poveri e sento la necessità di fermare sulla carta le impressioni, le scoperte, le delusioni, le speranze che di giorno in giorno provo.

14 marzo 2007

Si rivolgono a me, alla mensa della Caritas, per le più svariate necessità o richieste: stasera un marocchino, di cui non so il nome, mi ha chiesto scarpe (gliele ho promesse, forse le avrà venerdì) ; Elena che viene dalla Crimea mi ha fatto notare l’ingiustizia che secondo lei subisce Misha, un loro amico che gli avevano detto che era morto e che invece hanno ritrovato. E’ospitato giorno e notte dalla Tenda di Abramo perché ha subito un incidente che ha danneggiato le gambe e la testa; però durante il giorno non gli è consentito mangiare in camera qualcosa che gli portano gli amici. Abbiamo provato a farle capire che, se queste son le regole, vanno rispettate, ma non l’ho vista molto convinta.

Più difficile il discorso con Yurj: probabilmente ha la scabbia, ci sono i segni sulle braccia, ma era evidentemente ubriaco e non riuscivo a convincerlo che il suo problema, in mancanza di igiene, (dorme in una baracca priva di tutto) è insolubile. Insisteva col dire che io devo aiutare tutti, e non solo alcuni (forse alludeva a Boris?) Invece fa quasi tenerezza Igor che, fiero dei suoi 26 anni, affermava che la scabbia per lui non rappresenta un problema, pur essendone stato contagiato. Mi ha raccontato poi un apologo sull’aiuto che Dio ci manda, senza che noi lo riconosciamo. La storia l’ha raccontata con chiarezza, anche se lentamente (per la difficoltà della lingua italiana o perché era ubriaco anche lui?) solo che non ho capito cosa mi volesse dire con quell’apologo. In esso si racconta di un tizio, che, contando sull’aiuto di Dio, vuol attraversare il mare. Si trova presto in difficoltà, ma si avvicina una barca per aiutarlo. Lui però rifiuta, sicuro che Dio l’aiuterà. Continua a nuotare, ma si ritrova in crisi; arriva allora una seconda barca, ma anche questa viene rifiutata. Insiste ad andare avanti, ma proprio non ce la fa. Arriva allora un elicottero, anch’esso cocciutamente rifiutato. Così facendo muore. Appena però arriva da Dio,alle sue proteste per il mancato aiuto, Dio gli fa notare che invece era proprio Lui che gli mandava le barche, l’elicottero.

Quale il messaggio che mi voleva mandare Igor?

Molto triste invece stamattina l’incontro con Costantin: sempre con la barba lunga, sempre molto dolce, educato e stanco psicologicamente. Fino a una decina di giorni fa dormiva presso la Tenda, andando poi di giorno a raggranellare pochi soldi presso un mercatino rionale. Una sera però non è più venuto né a cenare, né a dormire. Siamo andate a cercarlo, ma non sì è capito il perchè del suo allontanamento. Qualcuno sospetta che sia costretto a consegnare a piccoli delinquenti locali i pochi soldi che gli danno, o peggio che a qualcuno interessi averlo lì, in quelle condizioni disumane: dorme in un bagno pubblico fuori uso, di due metri per tre.

Davanti alla mia manifesta sollecitudine per i suoi problemi, cerca di tranquillizzarmi, dicendomi che ha il mio numero di cellulare e che presto mi chiamerà, ma io non lo mollo e sto sempre al mercatino per vederlo e fargli sentire che c’è una persona che non lo lascia andar a fondo. Vorrebbe farmi contenta, ma non ne ha le forze. Come finirà?

16 marzo

Altri volti, altre storie stasera. Comincio da Nadia, che da alcuni giorni ha un viso gonfio e stravolto per le botte ricevute da Vladimir. Lei è una donna di circa quarant’anni, dal carattere mite, dolce. In Ucraina lavorava, mi ha raccontato una volta che l’ho accompagnata da un amico medico, ed era maestra di scuola materna; ma la pagavano un mese si e tre no, perciò ha lasciato i genitori ed è venuta in Italia. Qui ha lavorato come badante, ma è un lavoro assai precario: basta che la persona assistita muore e ti ritrovi in mezzo alla strada. Da un mese infatti è senza lavoro, ma in questi ultimi giorni l’ho vista trasformata in modo impensabile:non solo il viso deformato, ma soprattutto il suo animo; abbrutita dall’alcool, a stento riesce a formulare qualche parola. Forse vorrebbe un qualche aiuto da noi, ma cosa si può fare? Vladimir è molto più giovane di lei, capisce pochissimo la nostra lingua, si mostra restio ad ogni forma di contatto, e d’altra parte lei mostra con chiarezza che non vuole lasciarlo.

E’ venuto poi alla mensa Boris. Lui è ormai da tempo un cliente abituale. Si siede, osserva tutto con senso di superiorità, se chiede qualcosa lo fa con distacco, come se la cosa non lo riguardasse poi tanto. Era militare in Russia, nelle Forze speciali ( KGB ?), percepisce una pensione in Germania, perché dalla Russia è poi passato lì, non ho ben capito perchè; ora vive, e questo mi riesce difficile da spiegare se il racconto della sua vita è vero, in una baracca di due metri per tre, fatta di lamiere e cartoni, seminascosta in un campo incolto nei pressi di palazzi di periferia, senza acqua e luce. Vive con lui la moglie Olga, cinquantenne, a stento tollerata dal marito perché spesso ubriaca.

Stasera Boris voleva dirmi qualcosa ed ha aspettato un po’ che mi liberassi dalle molteplici richieste che mi venivano fatte dagli ospiti della mensa. Quando finalmente mi sono liberata, l’ho cercato, ma era scomparso: evidentemente il tempo che mi aveva concesso perché mi accorgessi di lui era scaduto. Chissà se domani potrò rimediare!

Con Ivan si è ripetuta stasera una situazione difficile, avvenuta una ventina di giorni fa con Mirod. C’è stato, stasera come allora, uno scontro verbale tra Michele, un volontario della mensa, e il giovane ospite, che ha chiesto qualcosa, prima in modo tranquillo, poi, davanti a un rifiuto secondo lui immotivato, con modi inaccettabili. Michele non è disposto a tollerare questi modi e reagisce con fermezza, secondo me però eccessiva nei confronti di chi ha già tanti motivi per soffrire. Questo suo rigore a volte, come stasera, suscita reazioni fuori luogo. La prima volta sono intervenuta nella discussione tra Michele e Mirod, cercando di calmare il ragazzo; ci sono riuscita, ma Michele mi ha rimproverato per un atteggiamento che, secondo lui, incoraggia questi giovani alla ribellione; stasera ho taciuto, ma ugualmente Michele ha capito che non condividevo il suo comportamento.Ivan aveva chiesto qualcosa da mangiare, che gli è stato negato perché è arrivato tardi; è anche vero però che il ragazzo è un tossicodipendente e Michele afferma, forse a ragione, che è ormai irrecuperabile, piuttosto teme che il mio atteggiamento affettuoso lo incoraggi troppo a ricorrere da noi. Da parte mia sono più che felice se vedo che questi giovani si accorgono che io gli voglio bene: è soprattutto questo l’obiettivo che spero di raggiungere in questa azione di volontariato.D’altra parte è vero che Ivan si droga, ma è anche vero che è solo, ha trentatrè anni ed entrambi i genitori sono morti, ha grossi problemi di salute e la sua unica speranza in questo momento è che lo accolgano in una comunità di recupero. Ditemi voi se non gli spetta un po’ di affetto!

17 marzo

Avete mai provato una sensazione di sconfitta, di impotenza totale, di solidarietà con una sofferenza di cui non vedete la fine?

L’ho sperimentato stamattina, in due circostanze diverse, ma accomunate dal contesto in cui si collocano. Prima con Yuri, Olga e Boris, poi con Costantin.

Ho raggiunto i tre, due dell’Ucraina e il terzo della Russia, nella baracca dove vivono, o meglio nelle due piccolissime baracche, l’una appoggiata letteralmente all’altra. Volevo sapere cosa aveva da domandarmi Boris ieri sera, alla mensa. Boris e Olga si stavano avviando a farsi una doccia, da un amico che gli consente questo servizio; nella loro baracca ovviamente l’acqua non c’è. E’ stata però la richiesta di Olga a mettermi in difficoltà: ha urgente bisogno dell’opera di un dentista, ma dove lo trovo un dentista che faccia questo lavoro gratuitamente? Quelli che conosco chiedono tanti di quei soldi che non è proprio pensabile avvicinarsi; perciò non ho potuto neanche prometterle che avrei fatto qualcosa.

Ma il problema più grosso ancora è con Yuri: è tormentato dalla scabbia, soprattutto alle braccia, e mi chiede aiuto. Purtroppo ho già affrontato questo problema con Svetlana, senza assolutamente riuscire a risolverlo. Eppure l’avevo accompagnata dal medico, le avevo procurato le medicine, le avevo spiegato come fare, ma non è guarita, per il semplice motivo che se vivi in un ambiente sporco e non hai modo di lavarti con cura, gli acari in qualche modo sopravvivono e ti invadono di nuovo. Ed ora mi ripropone il problema Yuri, che come condizioni igieniche sta peggio di Svetlana. E intanto il problema da lui può passare, se non è già avvenuto, a Ivan, che dorme nella stessa baracca, o a Boris e Olga, che dormono nella baracca a fianco. In verità un amico infermiere si è offerto di attivarsi per questo problema, ma lui non conosce la situazione dal vivo e poi devo comunque mettere in bilancio un ulteriore grosso coinvolgimento di tempo ed energie da parte mia. Se altre persone si dessero da fare con me!

Mi sono allontanata dal campo dove vivono con l’animo buio e sono passata a vedere Costantin, e lì è stato anche peggio. L’ho trovato più a fondo nel suo abbattimento psicologico: ormai non mi promette più nulla, si limita a ringraziarmi, a sorridermi, a mostrarsi gentile e riconoscente con tutti quelli che passano e che lui conosce, ma è come se mi volesse dire, senza il coraggio di parlare, che non c’è via d’uscita alla sua condanna. Proprio questo mi sembra il messaggio che mi manda: sono condannato, ma tu non ti preoccupare per me, perchè io l’ho accettato. E io invece no, caro il mio Costantin, non riesco ad accettarlo perché io sto bene; forse se stessi male come te potrei anche arrendermi, ma così come stanno le cose non lo trovo giusto; perciò non mi do pace e continuo a pensare cosa fare per te.

18 marzo

Ho trovato il dentista per Olga: su indicazione di don Antonello mi sono attivata e domani mattina mi sarà fissato l’appuntamento. Esistono per grazia di Dio persone generose, la difficoltà è rintracciarle, ma vedo che sono abbastanza fortunata.

Quanti incontri stasera, alla mensa. Quante parole per consolare, quanti sorrisi.

Ho ospitato per alcuni minuti Nadia nella mia macchina: lei voleva parlarmi, mi stringeva la mano, ma sulla strada faceva troppo freddo. Non ho capito molto perché volesse parlarmi: c’entrava il nuovo arrivato, Misha, col quale, se ho ben capito, lei viveva prima di mettersi con Vladimir. Misha deve aver parlato male di lei e forse lei voleva giustificarsi con me, che invece ero all’oscuro di tutto. Ho approfittato del colloquio per accennare alle botte che le dà Vladimir, ma, come già sospettavo, lei lo giustifica quasi, mentre si augura che i lividi scompaiano presto.

Franco ha invece raccontato di un giovane ospite della Tenda, che stanotte deve essersi drogato in camera; non sono riuscita a capire bene chi sia; rimane il suo dramma, sia perché credo non possa più rimanere nella struttura, sia perché è figlio di una tossicodipendente e di un alcolizzato.

Sempre da Franco ho saputo (ma certe notizie sarebbe meglio saperle in tempo) che Costantin, che fino a una ventina di giorni fa dormiva presso la Tenda, è stato mandato via dalla struttura perché alle tre di notte, ubriaco, distribuiva sigarette agli altri ospiti. Sarà poi vero? Se posso, domani andrò a chiederlo a Costantin stesso, sono sicura che mi dirà la verità

E poi ancora Ivan, il ragazzo dell’altra sera, che oggi si è presentato in largo anticipo, chiedendo un panino. Mentre Franco glielo preparava, a me ha chiesto yogurt. Ne ho preso di nascosto una confezione dal frigo, ma lui insisteva perché gliene prendessi una seconda. Non volevo, anche perché temevo di esser vista. Stavo per dire a Ivan che io non sono abituata a rubare, ma per fortuna mi sono accorta in tempo della gaffe che stavo commettendo; in fretta gli ho dato quel che chiedeva e lui è andato via soddisfatto.

E ancora: un marocchino chiedeva vestiti ed io mi ritrovavo in macchina abiti dati per caso da un’amica; li ha presi, soddisfatto e riconoscente. Al Rinaldi, invece, ho dato il pigiama che mi aveva chiesto, perché a giorni si ricovera in clinica; contento, voleva raccontarmi cose che non riuscivo a capire; è italiano, ma parla male, anche perché gli mancano vari denti. Ho sorriso e l’ho congedato

Ormai con tutti i frequentatori della mensa si è creato un rapporto di affetto, almeno a me così appare. Mi sorridono, mi fanno le loro richieste, si passano la voce ed altri si rivolgono a me. Insomma si è creato un clima familiare, in fondo è proprio quello che desideravo, invece del gelo che si percepiva all’inizio della nostra attività nella mensa.

19 marzo

Voglio rapidamente annotare un pensiero, già fatto altre volte, ma che stamattina mi è tornato con chiarezza alla mente. Perché mi sento a mio agio con i più sfortunati, perché mi riesce facile sintonizzarmi con loro? Perché sono persone vere, non fingono, non possono nascondere i loro problemi, che sono troppo gravi. Anche se a volte senti che raccontano bugie, capisci che è un maldestro tentativo di affrontare le loro difficoltà, che anzi così risultano ancora più evidenti. I loro problemi sono quelli più elementari, la fame, il freddo, la mancanza di lavoro, la malattia; davanti ad essi risulta molto facile e immediato capirli e sentirsi solidali: sono problemi che ben conosciamo, direttamente o indirettamente. E poi è molto umano, e lo percepisci con immediatezza, il loro chiederti aiuto con umiltà e confidenza; sono, le loro richieste, così totali, così ingenue e così disarmanti che non puoi dire di no, anche quando sai che non puoi far nulla; anche allora prometti e ti arrovelli per tentare qualcosa, che almeno gli faccia sentire che non sono soli su questa terra. E in verità questo lo sentono immediatamente.

20 marzo

Sono stata con Orsola alla mensa per studiare una migliore sistemazione dei tavoli ed ho parlato un po’ con Farad. E’un curdo iraniano ed è lontano dalla sua terra da dieci anni. E’una persona gentile ed educata, ma secondo me è triste, sia per la lontananza sia perché si sente poco utile. La custodia della struttura, che gli è stata affidata, non lo occupa molto; andrebbe aiutato a far qualcosa di interessante: cercherò di pensarci. A questi ed altri problemi potrebbe pensare un gruppo di volontari, che finora esiste solo nella mia mente; ma io non dispero.

Stasera poi siamo tornate alla mensa e qui, con mia sorpresa, ho trovato Costantin che, senza avvertirmi, si presentava per cenare ed eventualmente dormire, Immediatamente ho informato Franco della richiesta e mi è stato promesso che avrebbe potuto dormire. Speriamo. Stamattina invece è fallito il tentativo di aiutare Olga per i suoi problemi di denti. Dopo aver trovato una dentista disponibile a curarla, Olga non si è fatta trovare alla baracca quando sono andata a prenderla. Se ne riparlerà un’altra volta, ma quanto impegno buttato al vento!

21 marzo

Buone notizie stamattina. Costantin ha dormito alla Tenda e mi ha detto che non avrebbe bevuto oggi, solo qualche birretta. Ce la farà?

L’altra buona notizia è che un medico, che aveva detto di volerci dare una mano, mi ha contattato e domani mattina ci incontreremo per concordare l’aiuto. Spero che sia una persona innamorata degli uomini, prima ancora che medico, anche perché da noi grandi cure non sono pensabili; si tratta di sostenerli questi sfortunati e orientarli nei loro problemi di salute.

23 marzo

Numerosi oggi gli incontri e le occasioni di riflessione.

In mattinata breve scambio di battute con Igor, che ahimè aveva in mano un bicchiere di vino e a fatica riusciva a rispondermi. Ha visto che avevo capito in che condizioni si trovava e allora, nel desiderio di risollevarsi ai miei occhi, ha voluto salutarmi con una battuta che lo facesse apparire mio pari: “Annamaria, quando andiamo in palestra?” (sapeva che io in quel momento stavo proprio andando là).

Nel pomeriggio siamo andate, Malina e io, in clinica a trovare il Rinaldi e Zevodi. Il primo era avvilito e preoccupato per la sua salute, il secondo ha il comportamento innocente ed elementare di un bambino di sei anni, di cui penso anche abbia l’età mentale.Ti guarda con gli occhi di un cane che sa che tu puoi tutto, chiedendoti come favore specialissimo di portargli …….del latte. E dire che avrebbe di che lamentarsi. E’ stato investito, tempo fa, da un automobilista che non si è neppure fermato a soccorrerlo; ha subito due interventi al piede, perché, dopo il primo, si è alzato da solo ed ha rotto l’ingessatura, infettando anche la ferita (era una furia incontrollabile, perché alcolizzato in crisi di astinenza)

Alla mensa la solita umanità varia e sofferente e dignitosa e riconoscente, che ha avuto il suo primo contatto col medico che dalla prossima settimana ci aiuterà. Ivan annuncia il suo ricovero lunedì alla comunità di recupero e che mi chiede di andarlo a trovare. Un giovane gigante ucraino chiede se il dottore può aiutarlo a trovare in Italia le medicine che servono in patria alla mamma malata di cancro ( Chernobyl?). Boris non vuol abbassarsi a chiedere aiuto al medico, ma poi gli parla ed è visibilmente contento di essere trattato da pari. Girolamo protesta e ha da ridire, solo perché in realtà gli interessa essere oggetto di attenzione. Costantin ripulito e sbarbato sembra un altro uomo, ora che mangia e dorme alla Tenda, sorride, dimostrando così di stare senz’altro meglio. Elena ormai mi tratta quasi con cameratismo, visto che abbiamo alle spalle molti momenti di incontro e di conversazioni, quando di mattina vado a piedi alla palestra.

24 marzo

Quanto abbiamo tutti da imparare dagli altri, soprattutto dalle persone da cui meno te l’aspetteresti. C’è per esempio il gigante ucraino, lo chiamo così perché non ne conosco ancora il nome. Stasera mi ha presentato il suo amico Giorgio,un nuovo ospite italiano della mensa, e mi ha chiesto di ascoltare le sue richieste. Quello che Giorgio chiede è un lavoro, che naturalmente io non sono in grado di procurare. Del resto Giorgio ha già cercato per conto suo, ma non trova, anche perché mostra con evidenza nel suo atteggiamento una condizione di sofferenza psichica. Sembra assente, poco reattivo, fragile: chi gli offre lavoro in queste condizioni? Anche le persone che incontra, vedendolo così, lo evitano. E invece questo giovane ucraino, con suoi problemi personali e familiari, lo ha accompagnato da me, convinto che sarei stata pronta ad ascoltarlo e a trovargli lavoro; ha affrontato la difficoltà di parlare con me in italiano, lui ucraino, per aiutare un italiano che sa esprimersi molto meglio di lui, ma che non ha più né coraggio né amici

E poi c’è Almas, un ingegnere elettrotecnico del Kirghisistan, che sta in Italia da alcuni anni. Ha fatto tanti lavori, ora presta la sua opera presso una gelateria, lavorando fino a tarda notte. E’ molto educato e ha un gran bisogno di parlare. Viene alla mensa da diversi mesi e spesso si trattiene, quando gli altri sono già andati via, raccontando di sé e dei suoi problemi. Ci ha informato, così, che ha trentasette anni, non è sposato, ma vuole farlo presto con una ragazza del suo paese, dove intanto vivono i suoi genitori. E’ venuto in Italia, sperando di raggranellare un bel gruzzolo, ma intanto ha difficoltà a trovar lavoro e a mettere soldi da parte. Fino ad oggi non è ancora riuscito ad avere il permesso di soggiorno e questo lo mette in balia di persone, che approfittano di questa sua condizione. Non ama parlare in presenza degli ospiti della mensa, perché, pur non facendoglielo pesare, si sente molto diverso da loro; appena è solo, però, è un fiume in piena e non smetterebbe mai di parlare. Stasera è arrivato molto tardi e l’accoglienza un po’ brusca lo ha spiazzato e addolorato. Eppure ha subito ritrovato la sua innata gentilezza, ringraziando per i panini ricevuti, che tuttavia avrebbe dovuto mangiare all’aperto, perché noi non avevamo tempo per aspettarlo. Da notare che lui è musulmano e noi siamo cristiani ; sarà proprio vero?.

Sempre stasera il saluto di Ivan: “arrivederci, signora Annamaria, non ci vedremo più”. Sapranno aiutarlo nella comunità di recupero che lunedì lo accoglierà? Devo proprio riuscire ad andarlo a trovare.

Un’ultima pennellata: il sorriso luminoso di Costantin: pulito, rasato, ben pettinato, vestito con cura, l’esatto contrario del Costantin di appena cinque giorni fa, quando l’ho indicato a Franco, a un tavolo della mensa, e Franco non riusciva a riconoscerlo, tanto si era trasformato nel periodo di lontananza.

25 marzo

Stamattina mi sono detta che il titolo di queste mie annotazioni va integrato: non solo “Altrimondi”, meglio aggiungere “ovvero il sorriso di Dio”.

Spesso, quando mi ritornano alla mente gli incontri con gli amici della mensa, mi sembra di percepire, su tutta questa realtà di dolore e di amore, il sorriso di Dio. Mi spiego meglio.

La realtà che sto scoprendo da alcuni mesi a questa parte è una realtà durissima; lo è certamente per coloro, che l’affrontano sulla loro pelle ogni giorno, anche se qualcuno potrebbe osservare che, se davvero non ce la facessero, si darebbero da fare a trovare una soluzione diversa. E’ però una realtà inaccettabile anche per noi che stiamo bene, che abbiamo la sera un letto caldo e pulito, che, se la pioggia ci bagna, sappiamo come ripararci e asciugarci, e così via. E’ una realtà ancora più inaccettabile se pensiamo che la differenza fra noi e loro è dovuta, molto probabilmente, alla pura casualità dell’esser nati, noi in una benestante famiglia e loro in un contesto familiare poverissimo o moralmente degradato. Questa loro sofferenza, dovuta al semplice caso, mi appare come una terribile ingiustizia, a cui tento personalmente di porre riparo in vari modi, ma soprattutto condividendo con la mia presenza amica il loro percorso di dolore.

Ma qui mi chiederete: e il sorriso di Dio dove sta?

Secondo sta, e badate che si tratta soprattutto di un’intuizione, proprio nella realtà che ho presentato prima, solo che bisogna riuscire a guardare “oltre”.

Noi tutti vorremmo una vita senza problemi, senza dolore, senza difficoltà,ma penso che sarebbe una vita senza senso. E’ nel problema, nel dolore che io posso vivere, scegliendo fra l’impegno e la passività, fra la solidarietà e l’egoismo, fra l’amare e il chiudermi in me stesso, fra la felicità di essere vivo e l’infelicità della rinuncia ad affrontare la vita; insomma è proprio grazie e attraverso i percorsi della sofferenza del vivere che noi gustiamo la vita. E gustare la vita è realizzare quello per cui siamo stati chiamati all’esistenza, quello per cui Cristo è venuto nel mondo, quello che Dio aveva pensato per noi fin dall’inizio, ma che abbiamo fatalmente perso grazie alla nostra libertà, che finisce col portarci lontano dal progetto di Dio. Ecco perchè, immergendomi sempre più in questa realtà di dolore, dei miei amici ma ormai mia attraverso l’amore che gli offro, percepisco sempre più, a volte in modo quasi tangibile, il sorriso di Dio. Sento che vivendo in questa dimensione, del “qui” e dell”oltre” divento partecipe del progetto iniziale di Dio e sento che Dio approva e ricambia con il suo sorriso.

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